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"HO SMESSO DI FUMARE. VIVRO' UNA SETTIMANA DI PIU' E IN QUELLA SETTIMANA PIOVERA' A DIROTTO"

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post di Chica by Federica Senigagliesi is licensed under a Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License.

venerdì, 16 maggio 2008

MEGLIO RIDERE

locandina
partorito da: HaiDaAccendere alle 02:09 | link | commenti (5)
parlando di: letture, chica, i voli idi icaro
mercoledì, 07 maggio 2008

NOTIFICA alla NOTIFICA

A tutti voi che con affettuosa partecipazione seguite le mie vicende e mi avete augurato buon viaggio in quel di Torino, comunico quanto segue:
- i biglietti dei treni sono arrivati a prezzi esagerati ( n.b. all'aumento del prezzo non corrisponde un aumento dei servizi offerti);
- io non ho un lavoro;
- più che non avere un lavoro, non ho intenzione di lavorare per guardagnare;
- ho disdetto la prenotazione;
- ho contrattato con la signora del bed&breakfast, che si è mostrata effettivamente una signora lasciando alla mia coscienza e al mio senso di morale la possibilità di mandarle una cifra forfettaria tramite assegno, ma anche no;
-  "la grandezza della mia morale è proporzionale al mio successo";
- ho perciò optato per l'opzione ma anche no;
- alla Fiera del libro il mio libro non ci sarà;
- mi rode il cazzo che il MIO libro non sia alla Fiera INTERNAZIONALE del LIBRO;
- avere il mio libro alla Fiera del libro era l'unico motivo per cui sarei partita ecc ecc;
- musei e robe affini erano il secondo motivo vario ed eventuale, ma decaduto il primo, decadono anch'essi;
- la mia volontà è labile;
- ma ormai ho disdetto, c'è poco da ripensare.
 
 Insomma, a Torino non vado più.
chica
partorito da: HaiDaAccendere alle 22:28 | link | commenti (19)
parlando di: città, zone depresse, chica
martedì, 06 maggio 2008

NOTIFICHE

Oggi 34 virus hanno tentato di violentare l' hard disk del mio computer.
L' editore ha chiamato per dirmi che ci sono stati problemi organizzativi e alla Fiera del Libro di Torino il suo stand non ci sarà.
La signora del bed&breakfast che ho prenotato -due settimane fa ormai- mi informa con cortesia che devo comunque pagare la metà di quel che spenderei, se decidessi di disdire la prenotazione.
Decido di non disdire la prenotazione.
Per fortuna non ho ancora detto ai miei che parto e starò un pò di giorni a Torino, avrei dovuto notificare poco dopo e si sarebbero di certo insospettiti.
I miei si insospettiranno comunque. E' difficile da incamerare per loro che il lavoro che vorrei tanto fare è questo. Non l'andare a Torino un pò di giorni, ma scrivere.
I miei, oltre ad insospettirsi, andranno in esasperante paranoia ansiosa, paranoia di cui mamma detiene il record mondiale credo. Si sa, i serial killer sono sempre in agguato.
Ho già dettato le mie ultime volontà in un post precedente, perciò non mi ripeterò.
Ho sognato che un verme voleva assalirmi ed io ne ero mortalmente terrorizzata. Interpretazioni?
E sarà freddo a Torino?
chica
partorito da: HaiDaAccendere alle 23:31 | link | commenti (18)
parlando di: città, questions, chica
sabato, 03 maggio 2008

COSTANZA

Mia nonna voleva chiamare mia madre Ginevra. Mio nonno voleva chiamarla Assunta. L'hanno chiamata Assunta.
La casa dove abitiamo ha quasi cento anni e un piccolo cortile sul retro, come le altre case di questa via. Il cortile di alcune arriva fino all'altra parte dell'isolato; il nostro no, perché ci volevano più soldi e i miei bisnonni non ne avevano così tanti. Perciò la terra è stata comprata dalle suore e ora dalla finestra della mia camera vedo quello che sarebbe potuto essere il grande cortile di casa nostra, invece è il grande cortile delle suore. Io ho fatto il primo anno d'asilo nido da loro, poi quando aprirono quello comunale, sono andata al comunale, ad appena dieci metri da casa, svoltato l'angolo. Insieme al nido costruirono l'intero complesso scolastico, con la materna e le elementari. Nel raggio di trenta metri si è svolta la mia intera formazione primaria. Aprivo il portone di casa, pochi passi ed ero in aula. La mattina era comodo perché non dovevo alzarmi troppo presto.
All'asilo materno mi sono innamorata per la prima volta. Si chiamava Marco, aveva gli occhiali tondi, i capelli biondicci e non parlava mai. Io pure non parlavo mai, perché da piccola ero timida. Non ci siamo mai parlati, Marco ed io. Non ho idea di che fine abbia fatto né di chi sia, può essere uno dei tanti Marco che conosco, magari abbiamo anche avuto incontri ravvicinati, chi lo sa, ricordo solo che mi piaceva tanto, ma proprio tanto.
Per tutta la durata della mia carriera scolastica, mi sono svegliata più o meno alla stessa ora, tra le sette e dieci e le sette e quaranta. Rare volte ho perso l'autobus. Ero piuttosto puntuale, e comunque poi dormivo in classe, specie al liceo. Prima delle dieci non ero mentalmente ricettiva, oppure fingevo di esserlo, all'occorrenza. Ho sempre avuto la media dell'otto, il greco era la mia materia preferita, al ginnasio ero la cocca della professoressa di storia. Mi faceva leggere a voce alta capitoli interi su civiltà estinte, diceva che leggevo svelta ma bene. Mi sentivo investita di una carica importante.
In quinta ginnasio la mia media è un pò scesa, avevo da fare altre cose. Mia madre preoccupata incontrava in colloqui privati i miei professori, pregandoli di redimermi dal peccato.
In quinta ginnasio mi sono innamorata per la seconda volta. In realtà c'è stato un altro innamoramento prima, ai tempi delle medie. Si chiamava Sandro, non era un compagno di classe, era il mio vicino di ombrellone. Era più grande di me, era bello, moro, simpatico, mi pareva intelligente, era effettivamente intelligente, leggeva spesso in spiaggia e anche io leggevo spesso in spiaggia. Io e Sandro ci siamo parlati qualche volta. Mi vedeva leggere libroni improbabili per una tredicenne e mi chiedeva curioso come mai, se ci capivo e cosa ci avevo capito. Ma a tredici anni continuavo ad essere timida - e forse non ho mai smesso- perciò le nostre conversazioni si esaurivano nel giro di poche battute. Io arrossivo, poi quando al tramonto tornavo a casa mi esiliavo in camera e piangevo a più non posso. Potevi parlarci due minuti di più, potevi introdurre un altro argomento, potevi salutarlo quando è andato via, potevi dirgli che quando gioca a beach è il più bravo di tutti e soprattutto di lasciar perdere quella scialba biondina che non potrà mai volergli bene veramente, si capisce da come lo tratta (male).
Da Sandro in poi mi sono sempre innamorata di ragazzi dai capelli mori e dagli occhi scuri e ho cominciato a diffidare assolutamente delle donne dai capelli biondi. Forse perché non sono mai piaciuta a Marco biondiccio occhiali tondi (ed incassare un rifiuto a cinque anni è dura) e perché la tipa che piaceva a Sandro in realtà se la faceva col suo amico, di nascosto da lui. Io l'ho sempre sauto ma non ho mai avuto il coraggio di dirglielo.
E comunque Sandro si è sposato con una bella ragazza mora, quindi tutto torna. Pressappoco.

chica
mercoledì, 30 aprile 2008

deriva

Come la vuoi? Timida, estrosa, piccante, sportiva? Come la vuoi? Puoi scegliere.
E quanto mi dai? Dieci, venti, trenta, cento?
Se tutto ha un prezzo, tu, quanto mi dai?




chica

partorito da: HaiDaAccendere alle 13:20 | link | commenti (6)
parlando di: città, zone depresse, can you hear me
lunedì, 28 aprile 2008

VERITA' CHE NON RICORDAVO

Clio non abita più qui, a pochi metri da casa mia. Tra qualche mese metterò la mia firma a sancire la sua unione con l'uomo che ha scelto. Forse in quel momento mi tremerà la mano e lascerò una firma bruttissima, strampalata, come tutte le volte che ho firmato documenti ufficiali, tipo la carta d'identità, la patente o la quietanza di qualche operazione in banca, quando ancora le banche avevano a che fare con me. O come quando ho autografato le copie di Quoterosa alla gente che me lo ha chiesto, e non so davvero cosa muoveva la mia penna in quel momento e ora vorrei dire a tutti quelli che hanno una copia di Quoterosa autografata da me, io non scrivo così, ho una bella calligrafia e una bella firma, però ero molto emozionata e mi è uscito uno scarabocchio, scusatemi.
Anche se non abita più qui, i passi che mi separano da lei sono sempre gli stessi e li conto ogni volta che esco di casa, la mia casa, sempre la stessa, dove tre generazioni si sono succedute, dove mia madre è nata in una di queste stanze, e dove credo vorrà morire.
Clio non abita più qui e la sua vita è cambiata, ma non lei, solo la sua vita. Ora scriverò  una verità sciocca e discutibile, e cioè che le persone non cambiano mai, ma si scoprono soltanto, man mano, imprevisto dopo imprevisto. Io anche penso di essere sempre la stessa, ma c'è qualcuno che sostiene il contrario, proprio perché oltre ad essere una verità discutibile, questa è la mia verità, e quindi lo è per forza di cose. Discutibile, intendo. No, mi fermo, sto ingarbugliando troppo e non ho capito.
Asciugo i pensieri.
Clio non abita più qui, e questo era chiaro.
"Qui" sarebbe in questa città, una tra le tante; più precisamente, sarebbe appena girato l'angolo, a una ventina di metri dalla casa dove abito. In questa città, in questo quartiere, in questa via del centro.
La sera usciamo. Dobbiamo far incastrare una serie di impegni maggiore rispetto a qualche tempo fa, ma usciamo e ci vediamo.
Le chiedo se la notte riesce a dormire bene, con un altro essere umano dentro lo stesso letto.
Le lasagne cuociono in forno in 45 minuti, più o meno, dipende dal forno.
A una certa ora dice di dover tornare a casa, ma non è un coprifuoco, sa che lui la sta aspettando, anche se è stanco. E' per addormentarsi insieme.
Un'altra casa, un altro quartiere, un'altra via e un'altra vita, ma Clio è sempre Clio e posso per questo tollerare il fatto che voglia addormentarsi ogni notte insieme al suo uomo.
Dopo torno a casa anch'io. Dentro la stessa notte percorro un tragitto diverso che mi riporta di nuovo nella mia stanza. Non c'è nessuno che mi aspetta, il letto è disfatto da una settimana almeno e comunque c'è posto solo per me. Penso che non riuscirei a dividerlo con un'altra persona, ogni notte, tutte le notti, che non sono così tanto flessibile e probabilmente non lo sarò mai. Le persone non cambiano però si scoprono.
Allora penso anche che vorrei scoprirmi un po' di più e che non sarebbe male avere qualcuno che mi aspetti la notte quando rientro alla base. Penso che non sarebbe male avere una base.

chica

giovedì, 24 aprile 2008

REVIVAL


nostalgia canaglia

 per chi come me era bimbo negli anni Ottanta

 



martedì, 22 aprile 2008

PENSACI

" Qual è la persona più importante per te? "
" Tu ".
" Pensaci ".
" Tu ".
" Ti sembra. Poi capita che...che queste persone più importanti si susseguano, si accendano e si spengano come lampadine. Una volta spegni tu, e una volta si fulmina lei. Poi ne arriva una e resta accesa. Passano i giorni e resta sempre accesa. Non si fulmina. E quando riesci ad odiarla come odiavi tua madre quando eri piccolo, quand' era tutto per te e si metteva il cappotto per uscire, quando vorresti ammazzarla, tradirla, fargliela pagare, ecco, quella lampadina accesa sarà la persona più importante".

( " Lezioni di volo " di Francesca Archibugi, 2006)
partorito da: HaiDaAccendere alle 16:09 | link | commenti (17)
parlando di: ho visto cose, questions, chica
lunedì, 21 aprile 2008

STOP_

Blog non aggiornato causa malattia. stop. prima o poi mi riprenderò. stop. se c'è il sole non vuol dire che sia caldo. stop. non ho più l'età, lo so. stop.

chica
partorito da: HaiDaAccendere alle 15:53 | link | commenti (16)
parlando di: assenze, chica, verità che non ricordavo
martedì, 15 aprile 2008

ORA BASTA, DAI

 Non parliamone più. Basta politica. Parliamo di sesso. Almeno fa bene alla salute.
 
" Cazzo. Cazzo cazzo cazzo. Figa. Fregna ciorgna. Figapelosa, bella calda, tutta puzzatella. Figa di puttanella.
Niente. Una volta con le filastrocche ci venivo, o almeno mi veniva voglia. Dicevo le parolacce e poi ridevo, se ero con i miei amichetti. Se ero sola le pensavo, le dicevo a mezza voce e poi mi infilavo le mani delle mutandine, rapida rapida, con un occhio alla porta e le orecchie così tese che sentivo fischiare le scale. Era un grande spavento. E la mano poi me la sarei tagliata, ma era bello, una grande felicità bagnata, strappata, un urletto soffocato. Adesso, anche se sono sola è come se fossi in mezzo alla gente: mi viene da ridere. Cioè non è che mi viene da ridere, rido perché non sono mai sola, c'è sempre qualcuno, anche se non c'è nessuno, qualche maledetto coglione che mi giudica.
Cazzo gonfio, cazzo duro, con la sua pelle, pelle pelosa e la sua cappella spellata: ne ho toccati già sette. Non mi hanno fatto grande impressione. Però non sono tutti uguali, ce n'è che sembrano malati e che sembrano sani. Quelli tutti rugosi e quelli belli levigati. Uffa, tanto non mi viene: mi levo il pigiama e mi sdraio aulla shiena, come se fossi morta."
 
Così comincia il libro che ha segnato la mia adolescenza e che sono felice di aver letto al momento giusto.
" Porci con le ali", Lidia Ravera e Marco Lombardo Radice. Consigliato.
chica

partorito da: HaiDaAccendere alle 21:03 | link | commenti (18)
parlando di: letture, sensazioni, chica, erotico stomp